Città “smart” o “clever”?

CleverCity (courtesy of Ross Atkin)CITTA’ “SMART” O “CLEVER”?       

C’e’ grande fermento intorno agli ambienti urbani un po’ ovunque nel mondo: i millennial preferiscono vivere nelle città piuttosto che nei loro sobborghi, invertendo un trend che negli anni scorsi si era fatto prepotente. Diversi per dimensione, demografia, geografia, disponibiità e governance,  i contesti urbani rappresentano i perfetti terreni di prova per testare soluzioni in grado di incoraggiare e nutrire una cultura imprenditoriale diffusa e una crescita economica solida e costante.

Ross Atkin – su suggerimento di Bruce Sterling – ha elaborato il modello “Clever City” che supera il concetto delle “ Smart City”.
Per le città smart, l’industria tecnologica ha abbracciato una visione riconducibile a quella che aveva guidato lo sviluppo del personal computing, del web, del mobile e anche (secondo Bruce Sterling) dell’Internet of Things: lavorare sui dati. Raccoglierne e organizzare servizi per monetizzarli.
Le città ‘clever’ sono più che contesti nei quali la tecnologia predomina. Sono inclusive: consumatori ed imprese hanno facoltà di scegliere quali servizi adottare e di rinunciare a quelli che non li soddisfano.
Le “Clever City”  – infatti –  offrono servizi che:
1. Usano i servizi digitali per risolvere problemi dei cittadini
2. sono costruiti per i bisogni delle persone i cui problemi cercano di soddisfare
3. Sono semplici e facili da spiegare
4. Raccolgono dati nella misura in cui è necessario a risolvere problemi della collettività
5. Non sono piattaforme
La cultura maker si sta imponendo anche in contesti inaspettati, come scuole, biblioteche e  musei.   Alcune citta’ “guidano ” –  e sono quelle nelle quali la contaminazione della cultura maker e dell’approccio “open” si sono già radicati profondamente. Altre dimostrano la giusta attitudine e un forte orientamento verso lo sviluppo di una economia maker a tutto tondo.

In Italia, il report iCity Rate 2014 ha fotografato la situazione: sono le città metropolitane del centro-nord a vincere la sfida del cambiamento e conquistare la classifica: Trento, Milano, Bologna e Firenze. Crescono bene anche Venezia e Roma, che guadagna 11 posizioni in un solo anno.  Cagliari, Pescara, Bari e Napoli si fanno largo a colpi di ricerca e ecosistemi startup.
Per dirla con l’economista Enrico Moretti: “per ogni nuovo posto di lavoro in settori innovativi, in una città, ne nascono altri 5 nei settori tradizionali”.

Il “ Manifesto for the Clever City” lo trovate qui  http://www.theclevercity.net/ e per essere davvero ‘clever’ ne esiste una versione editabile a cui potete contribuire,  in perfetto stile ‘open’.

Qui c’è il report iCity Rate 2014: http://www.icitylab.it/il-rapporto-icityrate/edizione-2014/dati-2014/